Quanto costa l’informazione oggi?

Quanto costa l’informazione e quanto la gente è capace di informarsi oggi? L’informazione è un bene prezioso, un pilastro delle società democratiche e moderne. Ma quanto costa davvero accedere a un’informazione di qualità? E, soprattutto, quanto siamo capaci oggi di informarci in modo efficace, critico e consapevole? Algoservices

Quanto costa l’informazione oggi?

Quanto costa l’informazione e quanto la gente è capace di informarsi oggi?

L’informazione è un bene prezioso, un pilastro delle società democratiche e moderne. Ma quanto costa davvero accedere ad un’informazione di qualità? E, soprattutto, quanto siamo capaci oggi di informarci in modo efficace, critico e consapevole?

Il valore (e il costo) dell’informazione.

L’informazione, tradizionalmente, è stata veicolata da giornali, radio e televisioni. Questi mezzi richiedono investimenti considerevoli: redazioni, giornalisti, corrispondenti, infrastrutture tecniche. Il costo della produzione di notizie affidabili e verificate è alto, e questo si rifletteva (e si riflette ancora) nel prezzo degli abbonamenti a giornali e riviste, o nel canone TV. Oggi, con la rivoluzione digitale, la situazione è diventata più complessa. Molte notizie sono disponibili gratuitamente online, grazie a siti, blog, social network e piattaforme di condivisione. Tuttavia, “gratis” non significa “senza costi”: i portali online devono comunque sostenere spese per produzione, verifica e diffusione delle notizie. Spesso, questi costi sono coperti dalla pubblicità o dai dati degli utenti, oppure da modelli di abbonamento digitale. In quest’ultimo caso, il costo dell’informazione torna a pesare direttamente sul consumatore, che deve scegliere se e quanto investire per informarsi in modo approfondito.

L’informazione a pagamento e la qualità.

Un tema centrale è la qualità dell’informazione. Non tutte le fonti sono equivalenti: il giornalismo fatto da professionisti richiede tempo e risorse per indagare, verificare le fonti, offrire analisi approfondite. Le fake news, le notizie non verificate o sensazionalistiche, spesso circolano proprio perché sono superficiali o facilmente condivisibili da quei lettori che quotidianamente acquistano quell’informazione. Di conseguenza, la qualità dell’informazione tende a essere proporzionale e non solo, di chi la produce e di chi la consuma. Ma acquistare un abbonamento ad un quotidiano, o sostenere economicamente un sito d’informazione indipendente, significa davvero riconoscere il valore del lavoro giornalistico? O significa riconoscere ed ascoltare le proprie idee secondo la propria coscienza?

Non tutti sono disposti o in grado di pagare per l’informazione, e questo anche per una questione di qualità e veridicità sull’informazione stessa, ed assenza di capacità critica da parte dei cittadini.

La capacità di informarsi nell’era digitale.

Oggi abbiamo accesso a una quantità di informazioni impensabile fino a pochi decenni fa. Ma la vera sfida non è “quanto” ci informiamo, bensì da chi siamo informati e se vi è alla base un’onestà mentale da parte di chi ci informa? Siamo sommersi da notizie, notifiche e aggiornamenti costanti, ma la capacità di discernere tra fonti affidabili e non, di riconoscere le fake news, di approfondire e contestualizzare, è più importante che mai. Qui entra in gioco la cosiddetta alfabetizzazione mediatica: la capacità di decodificare i messaggi, riconoscere pregiudizi, distinguere fatti da opinioni. Secondo recenti studi, molte persone si informano principalmente tramite i social network, o leggono a male a pena i titoli di un quotidiano dove le notizie spesso sono senza filtri o verifiche. Questo genera fenomeni come la polarizzazione, le echo chamber e la diffusione virale di bufale. Non basta quindi “consumare” informazione: serve un approccio critico, la volontà di confrontare più fonti di considerarle quantomeno attendibili senza l’utilizzo del copia ed incolla ed avere il tempo per approfondirle.

Il futuro: informazione per tutti?

Il costo dell’informazione, oggi, si gioca su più livelli: economico, culturale, sociale. La vera sfida è garantire a tutti l’accesso a notizie affidabili, senza che la qualità diventi un lusso, e soprattutto evitare che l’informazione si attacchi sempre al cappello del potere ossia informi ciò che conviene informare. Allo stesso tempo, serve investire in educazione civica ed alfabetizzazione, per formare cittadini in grado di orientarsi nel mare magnum dell’informazione contemporanea. In conclusione, informarsi costa: tempo, impegno, a volte anche denaro. Ma è un investimento fondamentale per la nostra libertà e la nostra democrazia. E la capacità di informarsi, oggi più che mai, è una competenza da coltivare, difendere e valorizzare più per i cittadini piuttosto che per i giornali.

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